#coglioneNo Campagna di sensibilizzazione per il rispetto del lavoro creativo

Giovane sì, #CoglioneNo

Giovane sì, #CoglioneNo

#coglioneNo è la reazione di una generazione di creativi alle mail non lette, a quelle lette e non risposte e a quelle risposte da stronzi.
È la reazione alla svalutazione di queste professionalità anche per colpa di chi accetta di fornire servizi creativi in cambio di visibilità o per inseguire uno status symbol.
È la reazione a offerte di lavoro gratis perché ci dobbiamo fare il portfolio, perché tanto siamo giovani, perché tanto non è un lavoro, è un divertimento.

“Vogliamo ricordare a tutti che siamo giovani, siamo freelance, siamo creativi ma siamo lavoratori, mica coglioni.”

Lo diresti all’idraulico, al giardiniere o all’antennista che come salario basta la visibilità? O il curriculum?
Dietro questa domanda nasce l’idea di Niccolò Falsetti, 26 anni, Stefano De Marco, 25 anni e Alessandro Grespan, videomaker della +ZeroProduzioni, che hanno realizzato questa campagna di sensibilizzazione per il rispetto del lavoro creativo;  #coglioneNo, 3 video per dire basta al lavoro gratis.

“I video nascono per denunciare questa situazione, che è vergognosa. Se ci sono competenze e professionalità, lavorare gratis è inaccettabile.  Esistono mestieri che hanno una loro dignità, riconosciuta dalla società: nessuno si sognerebbe mai di non pagare l’idraulico o il calzolaio. Chi sceglie un lavoro creativo viene sempre trattato come un figlio di papà, qualcuno che si può permettere di inseguire per sempre la chimera di un’occupazione divertente e fantasiosa, ma non è così. Se si parla di prime esperienze, allora può essere anche comprensibile pagare per la propria formazione, ma non può essere la regola”.

La nuova generazione è creativa e motivata, ma spesso, troppo spesso, le aziende grandi e piccole si approfittano della “situazione di crisi perenne” che osteggia l’Italia sfruttando in particolare una determinata categoria di lavoratori.
Si tratta dei freelance, quei professionisti creativi che come molto spesso accade, vengono ricompensati per il lavoro con la moneta della “visibilità”.Come se con la visibilità si potesse mangiare o pagare un affitto.

Fonte http://zerovideo.net/
http://diregiovani.it

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